On-air alle ore 20:15 L'intervista della Settimana
Mer. 26 Luglio 2017 
 
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L'intervista della Settimana
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OPEN CALL PER OLINDO GUERRINI - Il 22 dicembre maratona di lettura al Quintet
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CATTANEO E ROSSATO A RADIOSCINTILLA
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DAVIDE BENAZZI INTERVISTA MANERA E DELLA NOCE
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ONE DROP REGGAE INTERVISTA FRANCISCA
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INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO,
INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO, "COSTRUTTORE DI CERCHI"
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IL NUOVO PRIMO CITTADINO DETTA L'AGENDA DEI PRIMI 100 GIORNI
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INTERVISTA A DAVIDE RANALLI, 28ENNE CANDIDATO SINDACO DI LUGO
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L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
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VIDEO - BALLERIN PRESENTA
VIDEO - BALLERIN PRESENTA "GLI STATI UNITI D'EUROPA SPIEGATI A TUTTI"
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INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
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CORINNE VIGO PRESENTA
CORINNE VIGO PRESENTA "LATTINE E ALTRE STORIE"
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ALEX DI MAGGIO PRESENTA PARIS TANGO
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INTERVISTA A SUOR ROSA - La situazione in Centrafrica
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I VENT'ANNI DEI GOOD FELLAS - Lucky Luciano si racconta a Gianni Arfelli
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INTERVISTA A ROY PACI AL ROCKHOUSE CON COR LEONE
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MISCOMMUNICATION INTERVISTA I FINLEY
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INTERVISTA AI DEADLY KISS
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DIBATTITO CON GLI INSEGNANTI DEL MAMA'S
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News
BLOG/MACRON-LE PEN, UNA VOLATA DENSA DI INTERROGATIVI - Ven. 5 Maggio 2017
MILANO - E così, mentre noi in Italia preparavamo il nostro 25 aprile, il primo turno francese è andato come previsto. I sondaggi, stavolta precisissimi,
hanno visto una conferma nella realtà e Macron e Le Pen si sono aggiudicati il primo turno delle presidenziali francesi.
I risultati hanno visto un Macron al 23,7% vincere soprattutto nelle grandi citta del Paese. La Le Pen ha ottenuto invece un 21,5%, sicuramente un risultato buono, il migliore di sempre, ma se confrontato con le presidenziali di 5 anni fa (che la vedevano solo 3 punti percentuali sotto) sicuramente un'enorme delusione.
Piu' sotto si sono fermati Fillon, il candidato del centrodestra repubblicano, e Melenchon, altra rivelazione di queste elezioni, che col 18% ha stacciato, nella sfida a sinistra, il candidato socialista Hamon (fermo al 6,5%).

Queste elezioni aprono a molte riflessioni, e anche ad una serie di interrogativi che soprattutto avranno risposte a giugno, quando si terranno le elezioni legislative:
1) Il Paese e’ spaccato. Vincono i candidati di rottura, che pero’ hanno sempre avuto una piccola rappresentanza parlamentare (En Marche addirittura non esisteva, visto che e’ stata fondata un anno fa). Difficile prevedere come si comporteranno gli elettori francesi: se dovessimo usare un metro ragionevole per garantire la governabilita’ dovrebbero votare in massa En Marche. Ma guardando la cartina che divide per collegi il territorio francese notiamo che in larghe parti En Marche e’ terzo o addirittura quarto partito. Ci sono i repubblicani, che nonostante il deludente risultato alle elezioni, hanno forte presenza sul territorio, grazie a ex parlamentari, ora ricandidati. C’e’ l’estrema sinistra di Melenchon che non appoggerebbe mai un governo di En Marche, ma che in larga parte, nonostante la mancata indicazione del proprio leader (e degli stessi iscritti. Solo il 34% ha indicato l’appoggio a Macron, secondo una votazione interna e online), ai ballottaggi votera’ l’ex ministro delle finanze.
C’e’ anche il Partito Socialista Francese, che comunque esprime sul territorio tantissimi ex ministri o membri del governo uscente, bramosi di ottenere almeno il proprio seggio (e salvarsi da un’eventuale distruzione del Partito). 
Sarebbe molto difficile per Macron governare con un presidente del consiglio di un altro colore politico (anche se, storicamente, la coabitazione non è impossibile).
2) L’altro interrogativo è piu’ impellente, e riguarda il ballottaggio: come si schiererà il popolo francese? I sondaggi, che sono stati molto precisini al primo turno, mostrano una vittoria facile di Macron. Ma visto che usciamo da un periodo dove i populisti hanno avuto la meglio in molte elezioni, mai dire mai. Certo è che la campagna per il secondo turno è riniziata col turbo. 
Forse uno degli episodi piu’ significativi di queste elezioni si e’ tenuto giusto giusto la scorsa settimana, ad Amiens, nel profondo nord est, fortemente colpito dalla crisi economica. Nella fabbrica della Whirpoll in crisi da mesi, e a rischio delocalizzazione in Polonia, Macron e’ giunto per incontrare i sindacati e trattare con i rappresentanti degli imprenditori statiunitensi. 
A sorpresa Marine Le Pen, mentre Macron si trovava al chiuso dentro i cancelli della fabbrica, è giunta nella città, e ha incontrato gli operai, che festanti l’hanno accolta con cori da stadio e selfie. 
D'altronde il Front National da anni racconta di queste crisi aziendali (per loro “dovute all’Europa), e in particolare la Whirpool era stato uno dei cavalli di battaglia della campagna della Le Pen (che ha promesso che con lei la fabbrica verrà nazionalizzata, e quindi salvata).
Macron per riparare la figuraccia, ha tentato nel pomeriggio di incontrare gli operai. E’ sorta una discussione, inizialmente molto dura, con fischi e urla. Discussione che poi si e’ distesa, anche se alla fine probabilmente nessuno degli operai lì voterà per lui. 
Tutto quindi è ancora da definire. 
Un antico motto dice che “al primo turno si sceglie, al secondo si elimina”. Quindi ragionevolmente ci sarà un fronte repubblicano compatto contro la Le Pen, come successe con Chirac. Ma qualcosa è cambiato negli anni. A sto giro il principale leader del partito più a sinistra, Melenchon, non ha dato indicazioni di voto, e facilmente molti suoi elettori se ne staranno a casa.
Addirittura un ex repubblicano, Dupont Aignan, che al primo turno aveva ottenuto quasi il 5%, invece ha dato indicazioni di votare Le Pen (ed è in toto-nomi per un possibile ruolo da primo ministro, nel caso vincesse lei). E allo stesso modo altri esponenti tuttora in forze al partito gollista, legati soprattutto al movimento La Manif Pour Tous, sono saliti sul carro della destra nazionalista. 

E con sto clima la Le Pen continua la sua campagna disegnando Macron come candidato delle banche, dei poteri forti, della finanza. Tentando di attirare a sé l’elettorato antieuropeista, che si trova anche a sinistra.
Molto dipenderà da come Macron riuscirà a replicare a queste accuse anche al dibattito di questa settimana, l’ultimo prima de il voto. Ma soprattutto molto dipenderà dai singoli francesi, magari repubblicani, magari di sinistra, quanto riusciranno a ritenere Macron migliore rispetto alla Le Pen.
Per questo appelli a votare Macron, come quello del giornale satirico Charlie Hebdo, tristemente famoso per l’attentato di due anni fa, sono veramente importanti e utili. Se basteranno, ce lo diranno le urne. 
Mirko Boschetti


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