On-air alle ore 20:15 L'intervista della Settimana
Mer. 26 Luglio 2017 
 
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L'intervista della Settimana
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OPEN CALL PER OLINDO GUERRINI - Il 22 dicembre maratona di lettura al Quintet
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CATTANEO E ROSSATO A RADIOSCINTILLA
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DAVIDE BENAZZI INTERVISTA MANERA E DELLA NOCE
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ONE DROP REGGAE INTERVISTA FRANCISCA
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INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO,
INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO, "COSTRUTTORE DI CERCHI"
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IL NUOVO PRIMO CITTADINO DETTA L'AGENDA DEI PRIMI 100 GIORNI
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INTERVISTA A DAVIDE RANALLI, 28ENNE CANDIDATO SINDACO DI LUGO
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L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
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INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
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ALEX DI MAGGIO PRESENTA PARIS TANGO
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INTERVISTA A SUOR ROSA - La situazione in Centrafrica
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I VENT'ANNI DEI GOOD FELLAS - Lucky Luciano si racconta a Gianni Arfelli
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INTERVISTA A ROY PACI AL ROCKHOUSE CON COR LEONE
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INTERVISTA AI DEADLY KISS
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DIBATTITO CON GLI INSEGNANTI DEL MAMA'S
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News
CONSIDERAZIONI DI UN DILETTANTE/LA SCIENZA PUO' SBAGLIARE, LA SUPERSTIZIONE MAI di Guido Ceroni - Mar. 2 Maggio 2017
MELBOURNE - Ho il lontano ricordo -ero un bambino - dello scandalo che coinvolse un farmaco usato (soprattutto in Germania) per alleviare la nausea in gravidanza e che si era scoperto produrre molto spesso gravi deformazioni nei feti, causando alcune migliaia di dolorosi casi di bambini malformati. Lo "Scandalo del Talidomide" fece un enorme scalpore. Il farmaco fu ritirato, ci furono in Germania processi severi.
La scienza può dunque sbagliare. Perché l'errore è insito in qualsiasi nuova acquisizione, perché talvolta le ricerche e le sperimentazioni sono condotte senza la necessaria cautela, perché le case farmaceutiche talvolta fanno la loro parte a procedere comunque.
Ma se mettiamo sul piatto della bilancia, nella storia degli ultimi tre secoli (da quando la scienza incominciò a definirsi tale), gli errori e i benefici, i danni collaterali e le vite salvate o risparmiate o rese indenni da malattie devastanti, nessuna persona in buona fede può negare che il piatto penda dalla parte della sperimentazione, della ricerca, insomma della scienza.
Per oltre un secolo e mezzo, grossomodo dalla metà dell'Ottocento, questo dato si è andato via via consolidando ed estendendo, almeno in larga parte dell'occidente, e poi - col '900 - anche ai Paesi con un diverso sistema sociale (i "Paesi socialisti") in cui vigeva addirittura una sorta di idolatria della scienza.
La superstizione persisteva, certo, ma nelle aree sociali, culturali e geografiche più marginali, spesso si intrecciava ad una serie di credenze pseudoreligiose, o suppliva empiricamente alla mancanza della medicina, dello Stato, o per scansare le proibizioni dello stato stesso rispetto a drammatici e impellenti bisogni: un caso da manuale fu per molto tempo il decotto di prezzemolo per provocare gli aborti, che in realtà procurò molte più morti di donne che aborti stessi.
Tutto ciò non significa che "tutto va bene, madama la marchesa". Solo per ricordare cose ovvie, la ricerca scientifica ha prodotto scoperte geniali e armi tremende: le guerre del Novecento e quelle odierne sono sempre più fondate su tecnologie ipersofisticate e in continua evoluzione, la nostra libertà individuale e i nostri diritti sono minacciati da altre tecnologie; il lavoro è rubato (e non più moltiplicato) dal gigantesco e velocissimo progresso scientifico e tecnologico. E così via.
Anche nella medicina, da cui siamo partiti, non sono tutte rose e fiori: le baronie mediche, i rapporti non trasparenti con le grandi cause farmaceutiche, l'applicazione non rigorosa di procedure e protocolli sono fenomeni presenti, troppo presenti.
Ma questo, che pure è reale e grave, non ha dato adito, non ha provocato - fino a poco tempo fa - fenomeni via via crescenti di rifiuto della medicina in quanto tale, di messa in discussione radicale e "luddista" di medicine e di pratiche che si sono consolidate nei decenni debellando a scala mondiale malattie ed epidemie che parevano invincibili e che per millenni o per secoli erano state vissute con rassegnato fatalismo come maledizioni divine. I dati sulla mortalità da parto, sulla mortalità infantile, sui livelli epidemiologici, sulla durata della vita stanno lì a dircelo.


Proprio nel momento in cui l’umanità (parte crescente di essa) ha accesso alle conoscenze, alla cultura, alla scuola, alla possibilità di informarsi, in cui le comunità hanno anche attivato processi di difesa dei malati, dei consumatori, in cui sono state create autorità indipendenti per il controllo di ciò che si fa (o non si fa) in medicina, proprio ora paiono tornare i fantasmi di un passato che affonda le sue radici nell’origine stessa del genere umano. Perché tutto questo? 
Per me è un quesito inquietante e difficilmente spiegabile. Sono un dilettante, appunto. Ma sarebbe bello che persone che hanno ben altre competenze - non solo e tanto medici, ma sociologi, psicologi, antropologi, storici – si applicassero a questa terribile domanda: perché?
È chiaro che sto parlando a partire dal caso clamoroso dei vaccini. Ma non solo di questo si tratta, c’è tutto un orizzonte mentale che è messo in discussione. Lo stesso orizzonte (vogliamo definirlo sommariamente illuministico?) che ha sorretto il cammino del mondo negli ultimi tre secoli. Di questo si tratta, in realtà.
Fino ad un certo punto posso pensare che (in Occidente) sia stata la reazione “fisiologica” agli eccessi e agli stessi successi della scienza e del progresso economico. Un esempio, l’alimentazione: il successo della industrializzazione dell’agricoltura - che ha consentito e consente a miliardi di persone di vivere e che ha fatto superare malattie endemiche da malnutrizione, ma che ha anche fatto nascere enormi varietà di junk food a disposizione dei più poveri - ha prodotto una reazione verso un “ritorno alla natura”, anch’esso non privo di esagerazioni, di truffe, di manie. Non è necessario godersi la parodia di Crozza sul cuoco vegano Germidi Soia per capirlo. Come pure la reazione (credo giusta) ad una eccessiva specializzazione della medicina, che è diventata “compartimentazione”,  perdendo di vista il malato nel suo insieme. Ma questo ci sta: è fisiologico, quando non diventi fissazione o ideologia.
Ma i vaccini? Cosa accidenti c’entrano i vaccini? Non voglio pensare al volgare uso politico che se ne fa: agitare paure su temi reali (immigrazione) o inventati è un esercizio che sta prendendo piede con un successo sorprendente. Ma, mentre la “paura del diverso” è facilmente decifrabile, qui siamo a qualcosa di più profondo e inesplicabile. Se gli istigatori e i propalatori sono i medesimi, questa paura, quella che si agita nelle viscere di chi diffida dei vaccini necessita di una spiegazione molto più complessa: forse la sfiducia in tutto ciò che è “ufficiale” (dalle Torri Gemelle alle scie chimiche)? Ma qui si tratta di sé stessi, dei propri bambini, non di una discussione da bar dello sport su cose lontane.
Anche qui (è davvero il caso di dirlo!) non ho ricette. Ma so tre cose.
La scienza può sbagliare, se no non è scienza. Essa procede infatti per continui aggiustamenti, aggiornamenti, smentite. E progressi!
La superstizione non sbaglia mai. E non cambia mai. Una fattucchiera può fare le stesse pozioni che venivano fatte 500 anni fa. Con la differenza che allora c’erano solo quelle, oggi ci sono i medicinali.
Una grande forza democratica può e deve chiamare le migliori forze intellettuali a confrontarsi su questi temi, e portarli tra la gente. Far discutere, far ragionare, informare. Portare la gente nelle piazze, se necessario, per reagire in modo pubblico, aperto, a chi vorrebbe portarci indietro di secoli.
 

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