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OPEN CALL PER OLINDO GUERRINI - Il 22 dicembre maratona di lettura al Quintet
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CATTANEO E ROSSATO A RADIOSCINTILLA
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DAVIDE BENAZZI INTERVISTA MANERA E DELLA NOCE
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ONE DROP REGGAE INTERVISTA FRANCISCA
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INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO,
INTERVISTA A MASSIMILIANO ANZIVINO, "COSTRUTTORE DI CERCHI"
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IL NUOVO PRIMO CITTADINO DETTA L'AGENDA DEI PRIMI 100 GIORNI
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INTERVISTA A DAVIDE RANALLI, 28ENNE CANDIDATO SINDACO DI LUGO
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L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
L'ASSESSORE ASIOLI DESCRIVE IL FUTURO DELLA DARSENA DI RAVENNA
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VIDEO - BALLERIN PRESENTA
VIDEO - BALLERIN PRESENTA "GLI STATI UNITI D'EUROPA SPIEGATI A TUTTI"
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INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
INTERVISTA AD ANTONIO ALLEGRO
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CORINNE VIGO PRESENTA
CORINNE VIGO PRESENTA "LATTINE E ALTRE STORIE"
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ALEX DI MAGGIO PRESENTA PARIS TANGO
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INTERVISTA A SUOR ROSA - La situazione in Centrafrica
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I VENT'ANNI DEI GOOD FELLAS - Lucky Luciano si racconta a Gianni Arfelli
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INTERVISTA A ROY PACI AL ROCKHOUSE CON COR LEONE
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MISCOMMUNICATION INTERVISTA I FINLEY
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RADIOSCINTILLA.IT INTERVISTA ALBOROSIE
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INTERVISTA AI DEADLY KISS
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DIBATTITO CON GLI INSEGNANTI DEL MAMA'S
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News
CONSIDERAZIONI DI UN DILETTANTE/FETICCI E TABU' di Guido Ceroni - Gio. 20 Aprile 2017
MELBOURNE - C'è una generazione che per età anagrafica costituisce ancora una fetta importante della classe dirigente di questo Paese, parte non piccola (anche grazie alla riforma Fornero) del pubblico impiego, del mondo della scuola, nonché di opinionisti, giornalisti, e così via. Una parte non piccola di questa generazione, che senza colpa né merito si è formata da un punto di vista emotivo, culturale e politico tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta (del secolo scorso, è bene ricordarlo), per molto tempo ha espresso in modo esteso una propensione verso la sinistra/le sinistre che hanno avuto parte nella vicenda politica italiana.
Questa circostanza ha reso importante un fatto che cerco dispiegare sommariamente. Gli anni di cui parlo furono per molti, in Italia e nell'occidente, anni di intensa passione politica, di rottura con la generazione precedente, anni di scoperte, di curiosità esistenziali e culturali. Anni in cui si infransero rumorosamente e talvolta violentemente antichi e intoccabili tabù, in cui nulla era più dato per scontato, in cui un vivace spirito critico travolse molte e molte cose, in cui la parola stessa "tradizione" era interdetta nel discorso pubblico o usata meramente in senso negativo.
Tutto ciò portò indubbiamente una serie di forti (anche se spesso disordinate) innovazioni in generale negli approcci culturali, in particolare nella cultura politica, ma anche e spesso soprattutto nel costume, e fortemente negli aspetti simbolici e valoriali che connotano una società.
Tuttavia, come forse accade sempre, allo spirito critico, alla demistificazione, al gusto della dissacrazione, sono andati via via intrecciandosi e sovrapponendosi l'acquisizione di nuove certezze, l'affermazione di queste certezze dapprima come armi per distruggere il vecchio, poi come dati acquisiti. Una volta acquisiti, non ci si è dati troppo la pena di verificarne l'attendibilità, la durevolezza nel tempo, la tenuta di fronte ai mutamenti economici e sociali nel frattempo intervenuti nel mondo e in Italia. Non ci si è curati poi di sapere se fin dall'origine alcune di queste nuove acquisizioni contenessero esse stesse dei dati non corretti o delle mistificazioni. Così, se molti vecchi miti sono stati superati (non solo miti "conservatori", ma anche miti un tempo "rivoluzionari": uno per tutti il mito sovietico), altri - nati e cresciuti insieme alla generazione di cui parlo - sono stati accuratamente sottratti ad ogni verifica critica, e per ciò stesso alle "dure repliche della storia" (come avrebbe detto Bobbio). Per molti ad esempio è stato abbastanza facile buttarsi alle spalle il mito sovietico e non si è fatta parola del destino della "rivoluzione culturale" cinese, di cui furono magari accesi fautori in gioventù. Oppure continuano imperterriti a coltivare il mito di Guevara (ormai diventato una icona pop) ignorando che le sue teorie non hanno avuto alcun successo, e che Cuba è stata ed è ben diversa da quella dipinta nella cartoline turistico-rivoluzionarie. Ma, appunto, ci sono nicchie sottratte al vaglio critico e consegnate intatte alla memoria personale e alla nostalgia generazionale. Ognuno ha le sue. Anche io ho le mie.

Ma ciò non toglie che in sede storico-politica le componenti emotive le si dovrebbero lasciar fuori. Così non è, evidentemente, se è tanto faticoso oggi, a sinistra, anche solo l’usare parole che un tempo furono (anche giustamente) demonizzate, ma che vanno analizzate e usate per quello che sono oggi, fuori dalle ideologie e dalle nostalgie.
Una parola a caso, merito. Possibile che il solo parlarne provochi le più pesanti accuse di liberismo sfrenato? Possibile che non si possa ragionare in modo intellettualmente onesto di merito, di eguaglianza, di pari opportunità (che è cosa diversa dall’eguaglianza)? Possibile che un buon concetto rimasto teoria – quello socialista  anni ’80 del “riconoscimento dei meriti e dei bisogni”- sia oggi quasi impronunciabile a sinistra?
Un nome a caso, Don Milani. Un personaggio enormemente ricco, complesso e fortemente contradittorio. Da studiare a fondo, oggi, in una Italia enormemente diversa da quella agricola e poverissima dove Don Milani esercitava la sua missione. Da studiare pure nei suoi aspetti contradittori, fatti anche di integralismo, di sommarietà tranciante, di utopia visionaria. Un personaggio serio, da analizzare seriamente e criticamente. Come lui era critico. Il libro che uscì dalla sua esperienza, Lettera ad una professoressa, fu prima una accusa sferzante e dissacrante a molti tabù e miti del tempo, ma divenne poi una sorta di Vangelo a cui ispirarsi. Un Vangelo, appunto. Una cosa che non si discute. Una verità rivelata. Bene, credo che anche di Don Milani si possa discutere. Seriamente, criticamente.
Non farne, come è avvenuto, una icona, o peggio lo stendardo ideologico di una generazione e di una corporazione che non amano mettersi troppo in discussione, dopo aver messo in discussione il mondo. Che ha infranto tabù ed eretto nuovi feticci.
Non sto parlando, è chiaro, dei test INVALSI. O forse sì…
 
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